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Dio si conosce per ragione o si sceglie per fede?

Sono convinto che Dio si conosca, innanzitutto, per fede più che per ragione. Si crede ossia in quella che San Tommaso d’Acquino definiva come teologia rivelata. La teologia naturale è, infatti, più che altro, secondaria per quanto riguardano i motivi che portano un fedele a credere in Dio. Lo stesso termine “fedele” ci fa intendere dell’importanza della fede nella religione cristiana, senza la quale, a parer mio, sarebbe impossibile credere nell’esistenza di Dio, proprio perché essa un’entità che difficilmente si manifesta al comune essere umano. Le religioni, in particolare quella cristiana, si basano, infatti, innanzitutto, su dei dogmi che, proprio perché tali, come dice lo stesso San Tommaso, non possono essere confermati dalla ragione, proprio perché questa non può andare oltre alla conoscenza umana. In tal senso, la teologia naturale può essere utile solo a infondere maggiori certezze nel fedele e non certamente, a parte possibili rari casi, ad indurre un non credente a convertirsi. Personalmente, comunque, io non credo nell’esistenza di Dio e di qualsiasi altra divinità od entità superiore e trascendente. Ciò, sempre in riferimento a ciò che ho scritto prima, innanzitutto per una questione di fede, in quanto mi risulta difficile credere ai cosiddetti dogmi della Chiesa, sia per una questione di teologia naturale, ossia dal punto di vista della ragione. Benché, infatti, ad esempio, i 5 punti di San Tommaso, come le teorie di molti altri autori, ad esempio Agostino, dal punto di vista logico sussistano, presentano alcune incertezze dal punto di vista scientifico e, personalmente, preferisco affidarmi ad esso che alla ragione. Solo il metodo scientifico, su cui si basano tutte le scienze, infatti, può essere utilizzato per arrivare a conclusione più certe e sicure possibili. Di conseguenza, tendo a non fidarmi e non credere a ciò che non è dimostrato attraverso esso, come lo è la stessa esistenza di Dio ed alcuni assunti di San Tommaso, come la prima prova (“ex-motu”) in base al quale Dio esiste perché egli è l’unico motore immobile che può dar movimento a ciò che altrimenti sarebbe anch’esso immobile. Dal punto di vista scientifico, infatti, sappiamo che ciò che si muove lo fa in ragione della presenza di determinate leggi fisiche, come la gravità, la cui esistenza è spiegata comprovata. Naturalmente, è pur vero che la scienza non è arrivata a rispondere a tutte quelle domande che l’essere umano si è posto, tuttavia, ciò comunque non basta come semplice prova per desumere che le sue risposte si ricolleghino per forza a Dio. San Tommaso, infatti, si è basato, innanzitutto, per provare l’esistenza di Dio su di una logica che si basava essenzialmente nel: evidenziare un’aspetta della realtà; constatare la sua apparente insussistenza; concludere che tale aspetto della realtà può essere spiegato solo riferendosi ad una realtà trascendente, che implica l’esistenza di Dio. Dato questo punto, dunque, concordo certamente sul fatto che Esistono aspetti della nostra realtà apparentemente illogici ed il cui funzionamento è sconosciuto. Tuttavia, ciò non significa che ne bisogni ritrovare, per forza, una spiegazione in Dio, perché la scienza, fin ora, non è riuscita a darne una spiegazione. Semplicemente la scienza, con il tempo, si evolve e le teorie scientifiche aumentano sempre di più: non è detto che ciò che non può essere spiegato scientificamente oggi, non possa essere spiegato in futuro. Esattamente come nel medioevo, ad esempio, non si conoscevano le modalità attraverso cui potesse nascere un’epidemia di peste (cosa oggi nota) e né si adduceva la causa ad una punizione divina, oggi non siamo in grado di spiegare alcune guarigioni misteriose, che, proprio per questo, molti definiscono miracolose e, quindi, dovute al volere di Dio. In realtà, le tesi che dimostrano l’esistenza di Dio non mi convincono anche dallo stesso punto di vista della ragione. Innanzitutto, non mi convince la teoria di Sant’Agostino rispetto alla spiegazione del bene ed il male. Secondo la spiegazione di Agostino, infatti, il bene assoluto è Dio e più ci si allontana da esso più ci si avvicina al male. Tuttavia, il mio dubbio è rispetto al fatto che, se Dio fosse un essere perfetto, allora dovrebbe possedere tutte le caratteristiche dell’essere di Parmenide, ossia non dovrebbe poter ammettere il proprio contrario ossia il male, seppure generato o meno dalle nostre scelte. Si può infatti pensare solo a Dio e non certo ad un “non Dio” e, di conseguenza, non dovrebbe essere possibile pensare anche al concetto di male che è, propriamente, il contrario di Dio, in quanto bene assoluto. Un altro dubbio che mi perviene è poi in riferimento alla quarta prova di San Tommaso, la prova dei gradi di perfezione (“ex-gradu”), secondo cui esisterebbe una scala di perfezione, in base alla quale definiamo un qualsiasi aspetto della nostra realtà “più o meno” perfetto rispetto a qualcos’altro, al cui vertice deve per forza esserci Dio, la perfezione massima ed insuperabile. Ciò che non mi convince su questo punto è il fatto che: 1) la perfezione è qualcosa di soggettivo, in quanto per un soggetto potrebbe essere perfetto qualcosa che non lo è per un altro; 2) non può esistere qualcosa di “più o meno perfetto”, in quanto la perfezione è propriamente ciò che è eccellente, esente da difetti e è non suscettibile di miglioramenti, secondo la sua definizione. Esattamente come dicevano gli stoici, non esiste, infatti, una “via di mezzo” rispetto a tali concetti, come affermato nel loro noto esempio del naufrago, che o è salvo o non lo è, che sia più o meno vicino alla sponda di un’isola. Infine, un ultimo motivo, più a carattere generale, che in realtà mi induce a non credere in Dio è proprio il fatto che esistono differenti religioni nel mondo, ciascuna con i propri riti, le proprie credenze, divinità ecc., molte di queste comprovate da diverse teorie che si basano su di un ragionamento filosofico apparentemente inattaccabile. Proprio ciò, ossia l’enorme numero di prove e teorie a loro sostegno, in realtà, esattamente come professavano gli scettici, dovrebbe farci intendere, al contrario, la loro inattendibilità e probabile falsità, in quanto non possono tutte essere valide diverse teorie tra loro contrastanti senza che si generino dei paradossi.

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